SANIFICAZIONE: COS’È E COME FUNZIONA? QUANDO FARLA? CHI CONTROLLA?

 

Uno dei termini più utilizzati dopo la comparsa del nuovo coronavirus COVID-19 è “sanificazione”. Cerchiamo di spiegare cosa si intende scientificamente con questo termine grazie agli esperti della 3A Laboratori.
 

Sanificazione ambientale, cos’è e come funziona?

Nel linguaggio comune di solito si usano come sinonimi i termini “pulizia”, “disinfezione” o “sanificazione”. Ma si tratta in realtà di concetti diversi, che hanno significati tecnici ben precisi e distinti l’uno dall’altro.

La pulizia è l’insieme delle operazioni svolte per eliminare lo sporco visibile, come quello di macchie, polvere, corpi estranei, rifiuti e cattivi odori. La rimozione dello sporco può svolgersi in modo manuale, meccanico o con l’uso di acqua e sostante detergenti (detersione). Detergenti acidi hanno la capacità di rimuovere lo sporco secco come calcare, ruggine, calce. Detergenti alcalini o basici sono solventi dello sporco grasso. Dopo la detersione si procede al risciacquo.
La fase di pulizia è indispensabile ai fini di successive disinfezioni e sanificazioni.

Con il termine disinfezione si intende l’operazione successiva alla pulizia, che consente di distruggere i microrganismi patogeni. Consiste nell’applicazione di agenti disinfettanti, quasi sempre di natura chimica o fisica (calore), che sono in grado di ridurre, tramite la distruzione o l'inattivazione, il carico microbiologico presente su oggetti e superfici da trattare. Bisogna sottolineare che i disinfettanti sono comunque considerati contaminanti chimici per cui il risciacquo è fondamentale per evitare problemi di contaminazione. Si termina con l’asciugatura mediante carta a perdere.

Ed arriviamo al concetto di sanificazione, che comprende, oltre alle operazioni precedentemente descritte (lavaggio preliminare – pulizia – risciacquo – disinfezione – risciacquo profondo), anche tutte quelle operazioni necessarie a rendere un ambiente sano per la vita delle persone. Nelle operazioni di sanificazione vanno quindi inclusi gli interventi necessari a ristabilire un microclima adeguato all’interno degli ambienti (temperatura, ventilazione, umidità, presenza di polveri, etc.).

Per garantire la salute dei cittadini, a queste pratiche è importante siano associati anche eventuali interventi di disinfestazione e derattizzazione, usati per allontanare o eliminare animali infestanti e parassiti dagli ambienti, dalle attrezzature o dagli alimenti. Anzi, nel caso di ospedali, cliniche, centri per anziani, industrie alimentari è necessario arrivare ad ottenere la sterilizzazione. Ricordiamo che “Un materiale viene definito sterile se il SAL (livello di sicurezza di sterilità) è inferiore a 10^6; cioè quando le probabilità di trovarvi un microrganismo sono inferiori ad una su un milione”.  

Quando si fa la sanificazione?

Molti pensano che l’arrivo del nuovo virus abbia portato anche la novità della sanificazione ambientale. In realtà in molte aziende la sanificazione non è affatto un’attività di carattere straordinario.

In impianti del settore alimentare, strutture ricettive, strutture sanitarie, ambienti di lavoro, mense, scuole ed ospedali si tratta di una procedura che va applicata ad intervalli regolari, per la quale il Ministero della Salute fornisce precise indicazioni che riguardano sia l’ambito tecnico ed organizzativo, sia l’aspetto operativo. L’Italia non è impreparata da questo punto di vista.

Le imprese sanno che la frequenza della pulizia è correlata al tipo di utilizzo che si fa di un ambiente e comunque nelle zone di lavoro dovrebbe essere almeno giornaliera.

Anche la frequenza delle operazioni di disinfezione va programmata in base alla destinazione d’uso dell’ambiente ed è sempre necessario prevedere interventi straordinari di sanificazione a seguito di situazioni di aumento dell’attività lavorativa o di emergenza.

Un altro aspetto importante riguarda la formazione del personale.

Un corretto uso delle attrezzature e dei prodotti, nonché una buona igiene personale, consentono di ottenere risultati migliori di sanificazione. Conseguentemente la formazione del personale deve essere puntuale ed esaustiva.

Si pensi al caso di un lavoratore della mensa, a contatto con gli alimenti; a tale addetto va spiegata l’importanza del lavaggio delle mani effettuato regolarmente: prima di iniziare la lavorazione, al termine della lavorazione, dopo aver fatto uso dei servizi igienici, dopo aver mangiato, dopo essersi soffiato il naso, quando si cambia il tipo di lavorazione, quando si viene a contatto con materiali estranei alla lavorazione, etc. Deve inoltre avere a disposizione attrezzature adeguate per evitare gli errori più comuni, come l’utilizzo di uno spazzolino per unghie sporco o l’errato impiego di asciugamani di stoffa per asciugarsi. Anche diluire i prodotti diversamente da quanto indicato non è corretto.

Controlli: cosa sono i tamponi superficiali?

La prima forma di monitoraggio dell’igiene di un ambiente è quella che si ottiene dall’autocontrollo. Per questo in azienda si definiscono delle procedure di lavorazione, si redigono dei manuali sanitari scritti e vengono individuati dei responsabili di processo.

Un altro valido sistema per svolgere la verifica sulla corretta sanificazione delle superfici e gli strumenti di lavoro, sono chiaramente le analisi di laboratorio.

Per ciò il controllo gestito da parte di terzi, come la 3A Laboratori, è preferibile rispetto al monitoraggio direttamente svolto dall’esecutore, dato che si tratta di soggetti indipendenti ed accreditati, di comprovata esperienza, competenza ed imparzialità in materia di controlli qualità dei servizi di pulizia e sanificazione.

Il campionamento, è la prima fase delle analisi di laboratorio per i controlli di igiene.
Condotto da personale qualificato, avviene sovente con l’impiego di tamponi superficiali.
I tamponi microbiologici ed i tamponi ambientali vengono largamente utilizzati poiché offrono diversi vantaggi, tra cui economicità e facilità di utilizzo. Insomma sono ideali per uno screening di superfici (mani degli operatori, banchi da lavoro, armadi, tavoli), attrezzature (frigoriferi, affettatrici, taglieri) e verifica della loro corretta sanificazione. 

La parte in cellulosa del tampone, tocca una zona della superficie da analizzare strofinandola ripetutamente, seguendo un determinato andamento. In questo modo è possibile raccogliere il maggior numero di microrganismi presenti in quell’area ed avere un risultato più concreto.

I risultati di laboratorio consentono poi il calcolo dell’Indicatore di Processo e dell’Indicatore di Risultato Microbiologico che misurano di fatto l’efficacia della sanificazione nella sua interezza. L’analisi delle cause circa gli esiti riscontrati, fornisce indicazioni utili sulla validità del processo in termini di formazione del personale, efficacia e corretta attuazione dei protocolli di pulizia, adeguatezza prodotti e attrezzature impiegate per la pulizia ed infine efficacia microbiologica di riduzione della carica potenzialmente patogena.

Le non conformità di processo e risultato, registrate durante le campionature, sono analizzate per definite opportune azioni correttive che dovranno avere benefici ed effetti sulla qualità del servizio di pulizia nel suo complesso. Al termine di ogni campagna di controllo, per ogni area di rischio, sarà infine espresso un giudizio di conformità sui risultati ottenuti.

In conclusione: indipendentemente dalle tecniche utilizzate per arrivare alla sanificazione, è importante attuare tutte le misure di prevenzione con interventi di pulizia e sanificazione regolari e con un monitoraggio costante, per fare in modo che gli ambienti abbiano la garanzia della totale salubrità. Molto importante per questo è affidarsi a laboratori di comprovata esperienza.

 

Monday, March 9, 2020

Uno dei termini più utilizzati dopo la comparsa del nuovo coronavirus COVID-19 è “sanificazione”. Cerchiamo di spiegare cosa si intende scientificamente con questo termine grazie agli esperti della 3A Laboratori.

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